Clarice Benini
Giorgio Porreca
L’Espresso, n. 40, 3 ottobre 1976, p. 125
Proprio nei giorni in cui a Rovigo Barbara Pernici e Rita Gramignani si contendevano il primato scacchistico italiano, Clarice Benini, che quel primato aveva mantenuto per un trentennio, restava vittima presso Firenze di un folle assassinio. Figlia di Giuseppe Benini, giocatore di buona levatura nazionale nei primi anni del secolo, Clarice in diverse occasioni ha saputo tener testa alle più celebri scacchiste del mondo. Stoccolma 1937, Mosca 1949, Venezia 1951, Abbazia 1953, Gardone 1956, Amsterdam 1957, Beverwijk 1958, Imperia 1962 sono tappe di una carriera che resterà come un faro per lo scacchismo femminile italiano.
Costretta a partecipare in Italia solo a tornei maschili per l’assoluta mancanza di giocatrici, la Benini era in grado di mettere in
difficoltà qualsiasi avversario; praticamente in ogni torneo c’era sempre qualche maestro che restava graffiato dagli impetuosi e impavidi attacchi della campionessa. Estremamente aggressiva in partita ed altrettanto gentile e affabile fuori dal gioco, la Benini riscosse sempre la simpatia di quanti ebbero la fortuna di averla come avversaria. Ma quello che di lei più piaceva erano forse la calma e la serenità nelle analisi del dopopartita: non era certo osservando il suo atteggiamento che si poteva capire se avesse vinto o perso.
C’è un episodio nella vita della Benini che merita di essere conosciuto. Quando nel 1949 le fu proposto di partecipare al campionato del mondo a Mosca, la Benini non esitò ad accogliere l’invito, nonostante le oscure conseguenze che tale partecipazione avrebbe potuto avere sul suo modesto impiego comunale. Sarebbe stato necessario un congedo ben più prolungato di quello regolamentare; d’altra parte il ruolo impiegatizio ricoperto non prevedeva la possibilità del collocamento in aspettativa. Clarice Benini partì perciò per Mosca con il rischio di non trovare più l’impiego al suo ritorno. Ma non fu solo un gesto di coraggio; fu anche un gesto di ribellione contro la disinformazione sportiva, ancor più che scacchistica, delle autorità dell’epoca.
Da una quindicina di anni [l’articolo risale al 1976 — N.d.R.] Clarice si era allontanata dal mondo scacchistico, principalmente a causa di una menomazione visiva, per ritirarsi in campagna. [...].