Lettera d’autore: ancora su Dubois
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left © 2004 Alessandra Innocenti & Lorenzo Barsi ~
Torre & Cavallo Scacco!, n. 1, gennaio 2005, pp. 32-34
Caro Direttore,
nel suo articolo “Serafino Dubois e l’arrocco all’italiana” (
Torre
& Cavallo Scacco!, novembre 2004), Georges Bertola riporta alcune
partite di Dubois non contemplate dal nostro libretto. Una di esse, per
la verità, lo è: alludiamo a quella con Vizthum — che
indubbiamente si è disputata a Roma e non a Parigi — e che
abbiamo riportato in forma parziale (ma ben commentata da Dubois) fra
le note della partita Principe Bonaparte - Dubois, Firenze 1866, in
“Serafino Dubois il Professionista”, Messaggerie Scacchistiche,
Brescia, 2000, pp. 98-99, in cui per un refuso sono stati invertiti i
colori.
Una precisazione che ci pare di non poco conto riguarda invece la
partita di Dubois contro Brooke Greville, che per Bertola si sarebbe
svolta a Parigi nel 1853. Essa è invece una di quelle che Dubois
disputò nel suo primo incontro con Greville, a Roma nel 1842.
Staunton la pubblicò sulla sua
Chronicle nel 1853, poiché
solo nel 1852 — com’è riportato nel nostro libretto a p. 25 —
Dubois spedì all’istrionico Howard “una cinquantina di partite
romane, la maggior parte mie [...]”. Dubois e Greville si incontreranno
ancora a Parigi nel 1855, e dunque la partita appartiene sicuramente al
primo lotto, il che vuol dire che Bertola ha fatto un bello
scoop!
Vero è che Dubois è stato riscoperto (o forse scoperto?)
assai tardivamente tanto da noi che all’estero. In Rete, per esempio,
circolano un paio di articoli in lingua inglese a firma Jeremy Spinrad,
in cui si caldeggia il punto di vista — secondo noi un po’ temerario —
che per un certo periodo di tempo Dubois sia stato non solo uno dei
più forti giocatori del mondo, ma il più forte in
assoluto. È opinione di Spinrad che Dubois avrebbe potuto
vincere il torneo di Londra nel 1851, se solo avesse potuto
parteciparvi (non avendo una lira, il Nostro dovette rinunciare).
Spinrad fonda le sue speculazioni sul fatto che in quel torneo giunse
secondo, alle spalle di Anderssen, Marmaduke Wyvill, che Dubois aveva
sconfitto anni addietro a Roma in incontri amichevoli. Si tratta in
buona sostanza di articoli squisitamente speculativi, poco documentati
(Spinrad confessa, per esempio, di non sapere nulla sulla forza di
gioco di Petrov) e forse anche poco seri, ma che ben testimoniano di
come negli ultimi tempi Dubois sia stato scoperto (o riscoperto?) anche
all’estero.
Difficile dire dove sarebbe potuto arrivare Serafino se... fosse nato
altrove! Siccome nacque in
Italy, ahilui, dovette fare i conti col
progresso e con la larghezza di vedute che da sempre caratterizzano la
penisola. Gli riuscì di essere uno dei più forti
giocatori del suo tempo e probabilmente uno dei più forti e
versatili giocatori da caffè di tutti i tempi. Per uno nato in
Italy, sotto cattiva stella, senza lavoro, senza un quattrino,
espressione di una scuola scacchistica ormai al capolinea, beh, non se
la cavò poi tanto male!
Ciò premesso, ti produciamo alcune partite di Dubois che per
varie ragioni non compaiono nel libretto delle Messaggerie
Scacchistiche. Una, in particolare, riguarda il
match londinese di
Dubois con Anderssen ed è assai importante. Vi accennava
Staunton nei suoi commenti alla partita n. 67 (Anderssen - Dubois,
Londra 1862, op. cit., pp. 91-93), ma siccome non ci riuscì di
reperirla in tempo utile per la pubblicazione, dubitammo perfino della
sua esistenza! In realtà essa era ben riposta in un’antologia di
Ludwig Bachmann (“Schachjahrbuch für 1917/18”, Ansbach, 1919, pp. 278-317):
A. Anderssen - S. Dubois
Londra, 1862
Gambetto di Re C38
1. e4 e5 2. f4 exf4 3. Cf3 g5 4. Ac4 Ag7 5. d4 d6 6. h4 h6 7. Dd3 g4?
8. Cg1 Df6 9. c3 h5 10. Ca3 Ad7 11. Ad2 Ce7 12. 0-0-0 Cbc6 13. Ce2
Nei suoi commenti al suddetto precedente, in cui dopo 13. Rb1? d5!
(Anderssen - Dubois, Londra 1862) il teutonico si espose a dolorose
razzie, Staunton riferì di una successiva partita in cui
“Anderssen mosse 13. Ce2 e vinse”.
13. ... Ah6 14. Tdf1 Cg6 15. Cc2?
Può darsi che non ci fosse di meglio che 15. Cg3 con implicita
proposta di patta: 15. ... Ag7 16. Ce2 Ah6.
15. ... 0-0-0 16. b4 Ae6 17. Aa6!?
Anderssen fa di necessità virtù, poiché dopo 17.
Ab5 Cce5! la situazione sarebbe disperata.
17. ... Cb8!
Forse giocabile ma certamente più nebulosa è 17. ... bxa6
18. Dxa6+ Rd7 19. d5 Cce5.
18. Ab5 Ce5 19. Dg3 f3 20. Cf4 fxg2 21. Cxg2 Axd2+ 22. Rxd2 Cf3+ 23.
Rc1 c5 24. Cge3 cxd4 25. cxd4 Cxd4??
Un’allucinazione! Serafino vagheggia la chimera d’un doppio in e2. Pare
assai forte l’intermedia 25. ... a6!.
26. Txf6 il Nero abbandona.
Nel libretto non c’è nemmeno la seguente partita — che invero
non è gran cosa — di Dubois con Moore. Tempo fa Ivo Faisori
chiese al popolo della Rete informazioni circa le generalità (in
particolare il nome di battesimo) dell’avversario di Serafino.
Purtroppo non siamo in grado di rispondere. Nelle sue memorie, Dubois
accenna appena al “Generale Moore”, col quale per undici anni
consecutivi giocò parecchie partite nei sei mesi che l’inglese
trascorreva a Roma, tutte per lo più a Pedone e tratto. Dubois
dice che nemmeno Löwenthal a Londra concedeva al generale
più di questo vantaggio. Da parte nostra, invece, non siamo
nemmeno troppo sicuri sul fatto che il buon Moore fosse proprio un
generale! Nel libro del torneo di Londra del 1851 Staunton cita infatti
un lunghissimo elenco di quanti contribuirono con denaro sonante
all’organizzazione della storica manifestazione, e fra di loro, per
l’appunto, figura un colonnello Moore...
Moore - S. Dubois
Roma, 1844
Tarrasch D40
1. d4 d5 2. c4 e6 3. Cc3 Cf6 4. e3 c5 5. Cf3 Cc6 6. a3 a6 7. Ae2 Ad6 8.
Ad2 0-0 9. 0-0 b6 10. Dc2
Dubois preferisce 10. cxd5 per impedire all’Alfiere avversario di
dominare da b7 la diagonale a8-h1.
10. ... dxc4 11. Axc4 b5 12. Ad3 Ab7 13. dxc5 Axc5 14. Tad1 De7 15. Ce4
Cxe4 16. Axe4 f5 17. Axc6 Axc6 18. Ac3 Tac8 19. Ce5 Ae4 20. De2 Dg5 21.
g3
Lungi, naturalmente, da 21. f4?? Axe3+!.
21. ... f4?
Sembra un buco nell’acqua. Da considerare (forse) 21. ... Tfd8.
22. exf4
Dubois lo ritiene — forse a torto — l’errore decisivo e raccomanda 22.
Dg4 “parando l’attacco”.
22. ... Txf4 23. Td7?
Qui il Bianco non si avvede di 23. Cd3 ove se 23. ... Axd3 allora 24.
Dxe6+ Rh8 25. Dxc8+ Tf8 26. Axg7+! Dxg7 27. Dxc5 Axf1 28. Td7! con
effetti disgreganti. [N.d.R. — se 23. ... Th4 (minacciando 24. ...
Dxg3+! 25. hxg3 Th1#) 24. Cxc5! Txc5 con buon gioco per il Bianco,
mentre non va 24. ... Txh2? per 25. Cxe4! Dh6 26. Cf6+ gxf6 27. Dxe6+].
23. ... Tcf8 24. Cg4?
“Fatale”, commenta Dubois. Il Bianco era ancora a tempo per 24. Cd3!
Axd3 25. Dxe6+ T4f7(T8f7) 26. Txd3 con un plus.
24. ... Dxg4 25. Txg7+ Dxg7 26. Axg7 Txf2 "e il Nero vinse".
Di maggiore interesse è invece la seguente partita contro Felice
Filiberti, poiché da un punto di vista teorico fa il paio con la
bella vittoria di Dubois contro Anderssen nel Muzio all’italiana (n.
64, Anderssen - Dubois, Londra 1862, op. cit., pp. 87-88).
F. Filiberti - S. Dubois
Roma, 1850
Gambetto di Re C37
1. e4 e5 2. f4 exf4 3. Cf3 g5 4. Ac4 g4 5. 0-0
Arrocco italiano: Rh1 e Tf1.
5. ... gxf3 6. Dxf3 Ah6 7. d4 Dh4
La variante preferita da Dubois contro il Muzio.
8. Db3
Un’improvvisazione di Filiberti. Nella precitata partita Anderssen
preferì con ragione 8. Cc3.
8. ... Cf6 9. Axf7+ Rf8 10. Cd2 Cg4 11. Cf3 De7 12. e5
Secondo Dubois era il caso di premettere 12. h3.
12. ... c6 13. Ah5 d5 14. c4 dxc4 15. Dxc4 Ae6 16. Dd3 Cd7 17. b4 Cb6
18. b5 Tg8 19. Aa3 Dg7 20. bxc6 bxc6 21. Tac1 Ad5 22. Axg4 Dxg4 23. Dd2
Cc4 24. Txc4 Axc4 25. Tf2 Tb8 26. h3 Tb1+ 27. Cg1 Dxh3+!
Un elegante sacrificio, in ossequio al Romanticismo!
28. gxh3 Tgxg1+ 29. Rh2 Th1+
Con abbinato annuncio di matto in cinque: 30. Rg2 Tbg1+ 31. Rf3 Txh3+
32. Re4 Ad5+ 33. Rf5 Th5+ 34. Rf6 Ag7# (alternativamente: 34. ... Tg6#).
All’epoca in cui scrivemmo il libretto, gli storici (Adriano Chicco in
primis) erano scettici sul fatto che la foto pubblicata nel 1899 dalla
rivista italo-spagnola Ruy Lopez ritraesse davvero Serafino Dubois.
Oggigiorno, grazie all’opera di zelanti ricercatori, sappiamo che
quella foto non fu l’unica e che l’uomo del ritratto era proprio
Serafino, per esserne stata pubblicata almeno un’altra da
L’Illustrazione Universale (anno II, n. 45-46, 11 luglio 1875), in occasione del primo Torneo Nazionale di scacchi svolto in Italia. Per
ulteriori dettagli rimandiamo alla lettura dell’articolo di Valerio
Luciani “Il volto di Serafino Dubois”, L’Italia Scacchistica, n. 1158,
gennaio-febbraio 2003. A noi poco o nulla importa di codesto
trascurabile dettaglio: il senso del libro è infatti di
tutt’altra natura, e resta il fatto che Dubois morì solo e
dimenticato, nella miseria più nera. Il fatto stesso che egli
sia stato... riscoperto così postumo, beh, la dice lunga sullo
stato degli scacchi in Italia.
Tuttavia, anche i dettagli hanno la loro importanza, e dunque non
è il caso di tacere il nome del ligure Robello, col quale Dubois
si incontrò nel 1847 (op. cit., p. 24): si chiamava Giobatta.
Il libretto è per altro costellato da manchevolezze varie, sia
di natura storica che analitica. Mancano per esempio le analisi di
Bobby Fischer, che nel 1964 commentò per la rivista Chess Life
tutte le partite del match con Steinitz. Volendo colmare la lacuna, non
resterebbe che impelagarsi in un complicato prestito interbibliotecario
con gli yankees, o forse confidare nella buona memoria di Mr. Fischer,
dato che oggi egli gode (finalmente?) di una fissa dimora...
Gli errori analitici sono stati segnalati anche sulle pagine della tua
rivista da vari appassionati. Taluni non appaiono sostanziali, altri
invece senz’altro lo sono. Lungi dall’inondarti di carta ci limiteremo a indicartene un paio.
Ecco come, per esempio, abbiamo riportato la partita n. 17, Dubois -
Lécrivain (op. cit., pp. 35-36):
S. Dubois - Lécrivain
Parigi, 1855
Partita d’Alfiere C23
1. e4 e5 2. Ac4 Ac5 3. b4!? Axb4 4. f4!? exf4? 5. Cf3 Cc6? 6. c3 Ac5 7.
d4 Ab6 8. Axf4 d6 9. 0-0 Cge7?? 10. Cg5 0-0 11. Dh5 h6 12. Cxf7 Txf7
13. Dxf7+ Rh8? (13. ... Rh7 14. Ag5) 14. Axh6 gxh6 15. Tf6 Cg8 16. Tg6
il Nero abbandona.
Beh, non ci siamo inventati nulla: tutte le fonti la riportano
così! È lecito però pensare che Dubois abbia
invertito il 14° tratto col 13°, conferendo così alla
combinazione un carattere assai più forzante (e forzato):
13. Axh6! gxh6 14. Dxf7+ Rh8 15. Tf6 Cg8 16. Tg6 il Nero abbandona.
Del tutto scorretta è invece un’analisi alla partita n. 29,
Dubois - Wyvill, Roma 1859 (op. cit., pp. 49-50):
S. Dubois - M. Wyvill
Roma, 1859
Gambetto di Re C39
1. e4 e5 2. f4 exf4 3. Cf3 g5 4. h4 g4 5. Ce5 Cf6 6. Ac4 d5 7. exd5 Ad6
8. d4 Ch5 9. Cc3 Cg3 10. Axf4 Cxh1 11. g3 f6! 12. Ab5+ Rf8 13. Ah6+ Rg8
14. Ce4 fxe5? 15. dxe5 Cxg3 16. e6! Axe6
Al che Dubois commenta: “Migliore parrebbe 16. ... Cxe4 17. Dxg4+ Cg5
18. hxg5! [
sic! — N.d.R.], tuttavia il Nero malgrado i due pezzi in
più, resterebbe con giuoco difficilissimo, e se le mie deduzioni
sono esatte decisamente perduto. Le contromosse da me esaminate
a questo punto sono: 18. ... Af8, 18. ... De7, 18. ... Ca6 e finalmente
18. ... c6 [...]”.
Va da sé che dissentire da Serafino è come conficcarsi un
pruno nel cuore (altrimenti perché ci avremmo scritto un
libro?), ma certo dopo 16. ... Cxe4 17. Dxg4+ Cg5 egli avrebbe potuto
risparmiarsi — e risparmiarci — un bel po’ di righe e varianti con 18.
Ae8!!, da cui:
- 18. ... Dxe8 19. Dxg5+ Dg6 20. Dd8+ e matto in due;
- 18. ... Df6 19. Dxg5+ Dxg5 20. Af7#;
- 18. ... Axe6 19. dxe6 e vince.
Potremmo continunare, ma non ne abbiamo troppa voglia. Un luogo
(virtuale) cui riferirsi per questioni analitiche è il
Kibitzer’s Corner (
www.chessgames.com).
Il buon Dubois è morto nel 1899. Il suo funerale scacchistico si
era già per altro consumato molti anni prima. Un libretto su di
lui è stato pubblicato nel 2000. Il fatto che noi ne siamo stati gli
autori e tu l’editore è una mera coincidenza. Indubbiamente
qualcun altro avrebbe saputo far meglio di tutti noi.
C’est la vie.
Cordialissimi saluti
Alessandra Innocenti & Lorenzo Barsi
Ringrazio i due autori fiorentini per le precisazioni e i nuovi contributi. Il libro su Dubois è — tra quelli che ho editato — uno dei miei più diletti... forse perché il meno venduto!
L’Italy scacchistica continua dunque ad essere matrigna nei confronti
di questo suo Grande Maestro.
Noi non ce ne curiamo.
Roberto Messa