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“somos socialistas adelante adelante”

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Filiberto Terrazas (Messico) - Fidel Castro
Salón de Embajadores; L’Avana, 25 ottobre 1966
Gambetto di Re C34

1. e4 e5 2. f4 exf4 3. Cf3 Ad6 4. d4 h6 5. e5 Ab4+ 6. c3 Aa5 7. Axf4 g5 8. Ag3 De7 9. Ae2 d6 10. exd6 cxd6 11. Da4+ Cc6 12. d5 Ad8 13. dxc6 b5 14. Dxb5 a6 15. Da4 g4 16. c7+ Ad7 17. cxd8=D+ Txd8 18. Dd4 gxf3 19. Dxh8 Mamma mia!!! 19. ... Dxe2 matto.

[ Fidel ]

Joaquín Camarera (Messico) - Fidel Castro
Salón de Embajadores; L’Avana, 20 novembre 1966
Quattro Cavalli C47

Il virgolettato è di Boletín, Vol. II-17, n. 27, settembre 1998

1. e4 e5 2. Cf3 Cc6 3. Cc3 Cf6 4. d4 Ab4 5. Ac4 d6
“Con el tablero sujeto con la mano izquierda de ambos rivales, en posición de pié en medio del Salón de Embajadores, se jugó esta partida. Justamente en el momento de tomar el peón dama para llevarlo a la casilla 3 Dama, se produjo una foto que ha sido muy divulgada”.
6. 0-0 0-0 7. Te1 Cxd4 8. Cxd4 exd4 9. Dxd4 Ac5 10. Dd1 Ag4 11. Ae2 patta d’accordo.
“Camarena realizó esta jugada al tiempo que ofrecía Tablas a Fidel, quién las aceptó sin reparos. Lo cierto es que ambos contrincantes no se podían mover, presionados por un público curioso y entusiasmado ante aquella batalla. Sin dudas fue la mejor partida jugada por Fidel en la Olimpiada; se disputó el 20 de noviembre de 1966, después de la ceremonia de clausura del gran evento”.

È una storia che parla dell’uomo della sua gioventù delle sue speranze
l’hanno già raccontata meglio di me la racconteranno meglio di me
amici e nemici non c’è più nessuno
che non l’abbia sentita:
Batista era lo schiavo del re dei serpenti
dei milionari della canna da zucchero, indigeni o yankee,
di quelli del caffè, del tabacco, indigeni o yankee,
di un’armata di cinquantamila soldati coi carri armati
   e gli aeroplani e le caserme
   che uccidevano i valorosi
   battendoli a morte
   dopo averli castrati e accecati
delle porte dei commissariati
   davanti imputridivano
   i cadaveri rovesciati sul dorso
dei clamori che laceravano
   le mura dei commissariati
   dibattendosi come uccelli feriti
   nelle notti calde
dei preti franchisti delle bische dei grossisti di eroina
dei gangster indigeni o yankee delle puttane
   quindicimila all’Avana soltanto
di quello che marcisce ributtato sulla riva del mare,
Batista, il generale dei fetori di cadavere
   mescolati all’odore pesante dolciastro dei fiori,
   nel suo popolo di sei milioni
   quattro milioni di affamati
   un milione di tubercolosi
Batista era lo schiavo dell’ambasciatore
   degli Stati Uniti a Cuba
   in dieci anni anni s’era assicurato
   un miliardo di dollari
era lo schiavo del dollaro
degli Stati Uniti d’America
delle forze armate degli Stati Uniti d’America.
Nell’ottobre 1956
ottantadue persone, compreso Fidel,
scesero in acqua dalla nave Gromont
   avanzatasi fin sotto la costa
scesero tenendo le armi sopra la testa
   immersi in acqua fino alla cintola
uscirono sulla riva sotto il fuoco delle mitragliatrici
   aperto in un istante
evitando la luce dei proiettori che frugavano fiutavano il buio
   come cani poliziotti
schiacciando sotto i passi le grosse rane e le grida
   di “siete circondati! arrendetevi!”
per tuffarsi negli stagni tra le canne da zucchero
per arrampicarsi sulle colline
   tra i palmizi e le noci di cocco;
si ritrovarono sui monti della Sierra
in dodici vivi, compreso Fidel,
   degli ottantadue
nel novembre 1956 eran dodici, compreso Fidel,
nel dicembre 1956 erano centocinquanta, compreso Fidel,
nel febbraio 1957 erano cinquecento, compreso Fidel,
poi furono mille, compreso Fidel, cinquemila, compreso Fidel,
furono un milione, cento milioni, l’umanità intera,
e nel gennaio 1959
sbaragliarono Batista
e l’armata dei cinquantamila
e i milionari dello zucchero indigeni e yankee
e i milionari del caffè del tabacco indigeni e yankee
e le caserme e i commissariati dove marcivano i cadaveri
e i grossisti di eroina e le bische
e l’ambasciatore degli Stati Uniti d’America
e le forze armate di terra di mare d’aria
   degli Stati Uniti d’America
e il fetore dei cadaveri
mescolato all’odore pesante dei fiori
si disperse
si disperse la paura
degli Stati Uniti d’America.

Nazim Hikmet, “Uno strano viaggio”, L’Avana, 1962