[ Il nostro pinguino ][ Linux InterFlorence ] Contacting us[ Contacting us ] [ How many people? ]

Pio D’Emilia
Tokyo

GiapponeGiappone.it, 29 marzo 2005

[ Bobby Fischer ]Non ci posso credere, adesso si mette a pisciare contro il muro dell’aeroporto, davanti a tutti. E così lo riarrestano. Fischer è davanti a noi, finalmente libero. Vede il plotone di esecuzione di giornalisti e fotografi locali, ha un gesto di stizza (“dove cazzo eravate tutti questi mesi? Stronzi!”, gli urla) e si avvicina verso l’edificio. La lunga camiciona jeans ci risparmia la visione del deretano, ma le brache sono giù, sempre più giù. L’ambasciatore islandese, che l’ha scortato con la sua macchina ufficiale per evitare brutte sorprese, si mette le mani nei capelli, ma non riesce a trattenere una risata. E tra i molti fan locali e stranieri accorsi, c’è chi applaude e lo incita. “Dai Bobby, facci vedere le chiappe. Piscia sull’Impero!”. Ma Robert James Fischer, detto “Bobby” non è mica scemo. Un po’ pazzo, un bel po’ paranoico, magari. Ma scemo no di certo. In giro non si vede una divisa (dopo la pessima figura raccolta, le autorità giapponesi sono sparite, Fischer, da pericoloso sospetto terrorista è diventato un libero cittadino islandese, in teoria potrebbe perfino cambiare idea e non partire subito, e pare ci abbia anche pensato). Ma nessuno dubita che al minimo accenno di reato, l’impero reagirebbe da par suo. “No, non volevo pisciare — ci spiega nella saletta dell’aeroporto, poco prima di partire — volevo solo sistemarmi un po’, e infilarmi la cinta, cazzo. Erano otto mesi che mi dovevo tener su le brache. Sono dimagrito di 15 chili, e quegli stronzi mi hanno sequestrato la cinta. Avevano paura che mi suicidassi. Figurati. Piuttosto, li avrei strangolati uno per uno, questo sì...”. Così, da una borsa di plastica contenente i suoi effetti personali, Bobby tira fuori una cintura nera, la infila lentamente nei pantaloni, si aggiusta la camicia e ritorna verso il piccolo comitato che è venuto a salutarlo e ad augurargli buona fortuna. Ci abbraccia uno per uno, da John Bosnitch, un collega serbo che fin dalle prime ore ha preso a cuore il suo caso e con un paio di telefonate a dei politici dell’opposizione è riuscito a bloccare la sua istantanea deportazione, già concordata ad alti livelli governativi, all’onorevole socialista Mizuho Fukushima, che con le sue interpellanze ha prima ridicolizzato, poi inchiodato il governo giapponese alle sue responsabilità, costringendolo a rispettare le leggi che anche in uno stato a sovranità limitata come il Giappone ci sono. Un forte abbraccio anche al sottoscritto, Il Manifesto: dopo averlo incontrato un paio di volte in carcere, Fischer aveva chiesto di poter seguire, sul nostro giornale, la vicenda di Giuliana Sgrena. Da allora, gli abbiamo inviato per fax, ogni giorno, la prima pagina, spesso ricevendo commenti e richieste di spiegazione sul significato dei titoli e delle vignette. “Altro che incidente — ci dice al volo — gli americani non si fermano davanti a nulla, hanno ammazzato Allende, rapito Milosevic, trucidato, attraverso i loro servi israeliani, migliaia di palestinesi. Per fortuna sono anche degli incapaci, un tempo al governo ci andavano gli ebrei intelligenti, adesso non ce ne sono più e il mondo è in mano ad un branco di idioti figli di puttana. Come Bush, Koizumi e i loro criminali alleati. Processateli, e impiccateli!”. Era così prima di essere “sequestrato” dagli “ebrei gialli”, come dice lui. Dopo otto mesi di isolamento, era abbastanza improbabile che migliorasse. Chissà che tra il calore dei ghiacci islandesi non gli torni la voglia di giocare a scacchi. E che, di nuovo libero, non finisca per seguire il consiglio di un suo sostenitore giapponese, autore di questo e-mail: “Caro Bobby, sei il mio mito, il mio maestro. Hai dato senso alla mia vita, prima facendomi appassionare agli scacchi tradizionali, e poi aprendomi l’orizzonte con il geniale FRC [ovvero Fischerandom Chess – N.d.R.]. Ora consentimi di aiutarti. Abbandona il tuo ego occidentale, abbraccia la filosofia orientale, il buddismo. Più grande è il tuo ego, più lunga e dura la sofferenza. Non lottare contro il mondo, del quale sei parte integrante, e accettane, invece, tutte le sue contraddizioni. Starai meglio. Vedrai”. Gli ho chiesto se l’aveva letto: “ce l’ho qui, con me, in questa cartellina. Ne ho ricevuti migliaia di e-mail, questo, in effetti, l’ho conservato”. Miyoko Watai, presidente dell’Associazione Scacchi giapponese e sua promessa sposa lo tira via, commossa e felice, dopo una breve, ma voracissima sosta tra gli ultimi gadgets elettronici del duty free shop. “Non pensavo che il mio paese potesse arrivare a questo livello di inumanità. E francamente, non penso di volerci rimettere più piede”. Neanche Fischer, immaginiamo. Ma non si sa mai.