Francesco Ansidei
“Miscellanea sul giuoco degli Scacchi“, E. C. Usigli, Napoli, 1861, pp.
97-98.
Commento ed analisi della più sublime e brillante delle partite
da me sino ad ora esaminate. Gambitto di Alfiere di Re tra i
signori Anderssen di Breslavia e Kieseritzky di Dorpat avvenuto in
Londra il 21 giugno 1851.
Qualunque enfatica lode sarebbe fredda rispetto al merito tragrande di
questa partita, in cui il sovrano scacchista Anderssen mostrasi nel suo
genere non meno di Omero e di Dante. Ben dunque a ragione il sig.
Dubois dopo avermi trascritto questo saggio della valentia di quel
Sommo, conchiude così: “Dall’undecimo tratto in poi credo non vi
sia uomo da condurre una partita in modo così brillante, e con
vedute così gigantesche”.
Ciò sia premesso non ad altro, che a svegliare tutta
l’attenzione possibile nello studioso, ed in me il desiderio e
l’impegno di sporre nel miglior modo che per me si può gli alti
concetti, che impercettibili sarebbero, se non fossero accompagnati
dalla stessa loro luce, e da quell’ordine ammirabile che li rende
chiari e brillanti. Dunque attenzione ed impegno. — Il sig. Anderssen
ebbe i Bianchi e ’l tratto.
A. Anderssen - L. Kieseritzky
Londra, 21 giugno 1851
Gambetto di Re C33
1. e4 e5 2. f4 exf4 3. Ac4 Dh4+ 4. Rf1 b5
Questa mossa al dire del sig. Dubois, è al tutto nuova, e
debbesi all’ingegno del sig. Kieseritzky. La mossa più comune
adoperata fino ad ora dai grandi maestri è 4. ... g5. La mossa
nuova (soggiunge il romano Professore) oltre al fine di spostare
l’Alfier nemico dalla terribile diagonale, parmi serva ancora
mirabilmente a fare uscire subito Ac8-b7 o Ac8-a6, secondo l’occorrenza.
5. Axb5
E dee sicuramente essere il migliore, come veggo praticar da altri, e
non ritirar l’Alfier; il che produrrebbe forse un troppo rapido
avanzamento dei Pedoni nemici.
5. ... Cf6 6. Cf3 Dh6
E non ad h5, avendo già in animo al tratto successivo impostar
quivi il Cavallo.
7. d3 Ch5
Minacciando col medesimo lo scacco in g3. Fino a qui nulla vi ha di
nuovo, e l’apertura è equilibrata perfettamente. Vediamo ora la
mossa seguente del grande Professore prussiano, per la quale la partita
prende un carattere tutto suo proprio.
8. Ch4
Questa è assai bella mossa, per la quale il Bianco difendesi
gagliardamente dall’offesa minacciata dal Cavallo nemico, tendendo
altresì un laccio da far cadere il suo fortissimo avversario.
Questa e la seguente risposta del Nero, s’io non m’inganno, sono la
causa prima della gran catastrofe della partita.
8. ... Dg5
Se gli effetti che ne seguono non mostrassero il contrario, certo
dovrebbesi asserire esser questo un tratto eccellente, offendendo ad un
tempo due Pezzi nemici, de’ quali uno sembra inevitabilmente perduto; o
per lo meno che il Nero possa acquistare gran vantaggio di situazione.
Ma il fatto ne dimostra che questa mossa è irregolare ed
erronea, rendendo in seguito la Regina inoperosa alla difesa del Re; e
con ciò porge tutto il destro al Fortissimo dei forti di
appostare nei tratti successivi alcuni suoi formidabili Pezzi,
lasciando ogni altro pur preda al nemico, e così riportar
sovr’esso la più sublime e la più brillante delle
vittorie.
9. Cf5
Oh come questo Cavallo risponde mirabilmente ai profondi disegni di chi
vel pose!
9. ... c6 10. g4
Non tanto ad offesa del Cavallo, quanto per preparare il tratto
successivo, il quale, come vedremo, è di gigantesca veduta.
10. ... Cf6
Piuttosto che prendere l’Alfier col Pedone stimò migliore
ritirar questo Cavallo, forse con l’idea che il Bianco avrebbe ritirato
l’Alfier offeso, e così guadagnerebbe il Pg4.
Eccoci alla sovrana mossa per la quale in tutta la sua luce palesasi la
prodigiosa fantasia; il sapere, la fermezza del gran Professore
prussiano; la qual mossa avendo un’intrinseca relazione col tratto
8°, forma un perfetto legame di raziocinio con le altre che
seguono. Anderssen pertanto previde che ponendo per ora un doppio
sostegno al Pg4, il Nero probabilmente sarebbesi approfittato del
guadagno dell’Alfier; ed egli quindi spingendo il Ph2 contro la Donna,
e collocando in seguito la propria ad f3, e successivamente il Cb1-c3,
e Cc3-d5; e mettendo da ultimo in azione l’Alfier nero, sarebbesi
formata una composizione, o a meglio dire una falange così
inespugnabile e forte contro il nemico, che infallibilmente questi
avrebbe dovuto soccombere: dunque
11. Tg1
Lasciando in preda l’Alfier bianco porto ferma opinione che senza esser
prevenuto, ed avere osservato diligentemente e più volte le
conseguenze di questo tratto da sommo maestro, ai più,
comeché forniti d’ingegno, si parrebbe forse uno sproposito o
per lo men meno una mossa di poco momento. Eppure è questo il
tratto gigantesco che suppone di necessità la chiara preveggenza
di un 10 o 12 tratti, come le seguenti mosse abbastanza dimostrano.
11. ... cxb5 12. h4 Dg6 13. h5 Dg5 14. Df3
Oh come ognor più si compone maestrevolmente ad offesa! Chi non
gustasse disgraziatamente il sublime di questa partita lasci stare gli
scacchi, che non son cosa da lui.
14. ... Cg8
Per aprire una via alla Donna minacciata dall’Alfier contrario colla
presa del Pedone.
15. Axf4 Df6
E per lo suo meglio.
16. Cc3
Per poi gittarlo in d5, secondo il gran piano formato dal tratto
undicesimo.
16. ... Ac5 17. Cd5
E non si pare anche questo sublime tratto a prima vista uno sproposito
solenne? Che dirassi quando tra poco vedrem vincitore il Bianco con i
due Rocchi e l’Alfier di meno! Eppure il Kieseritzky (che da tre anni
fa passò di questa vita) era il terzo professor di scacchi che
vantasse l’Europa.
17. ... Dxb2
Minacciando la presa della Torre e lo scacco.
Or che farà qui il Bianco? Sicuramente sottrarrà
dall’offesa la Ta1 ponendola in e1: non è egli vero? —Oh! quanto
è diverso il vedere non più in là d’una spanna,
che da lungi le mille miglia! Osserva, o studioso, e stupisci.
18. Ad6
Tratto pur questo ingegnosissimo per eccellenza, che forma il
compimento del piano premeditato fino dal tratto 11; poiché
questo Alfier impostato in d6 è terribile o preso o no che venga
dall’avversario: infatti se il Nero lo prende è mattato in 4
tratti, come con poco studio si può vedere, onde
18. ... Axg1 19. e5
Tratto prudentissimo che impedisce alla Regina nemica di trarre al
soccorso del Re bloccato.
19. ... Dxa1+ 20. Re2
E qui il Nero, scorgendo vicino ed inevitabile l’estremo suo fato,
diessi per vinto e mostrò in vero gran senno: dappoiché
il Nero, cui tocca muovere, tra le molte ma tutte vane difese, parmi
che a queste quattro più ragionevolmente possa appigliarsi:
1ª 20. ... Rd8, 2ª 20. ... f6, 3ª 20. ... Dxe5, 4ª
20. ... Ca6.
1ª difesa: 20. ... Rd8 21. Ac7+ Re8 22. Cd6+ Rf8
23. Dxf7 matto.
2ª difesa: 20. ... f6 21. Cxg7+ Rf7 22. Cxf6 Rxg7
23. Ce8+ Rh6 24. Df4 matto.
3ª difesa: 20. ... Dxe5 21. Axe5 Cc6 22. Cd6+ Rf8
23. Dxf7 matto. Se al tratto 22 il Nero va a d8 segue 23. Cxf7+ Re8 24.
Cd6+ Rd8 25. Df8 matto.
4ª difesa: 20. ... Ca6 21. Cxg7+ Rd8 22. Df6+
Cxf6 23. Ae7 matto. Superbo finale e degno di tanta partita, in cui il
Bianco dopo aver maestrevolmente sacrificato le due Torri e l’Alfier,
alla fine con bel tratto e deciso gitta via la sua Regina, vincendo al
grande Kieseritzky con la Regina, le due Torri ed un Alfier di meno!
Non si rimangano i giovani studiosi dal ripetere le più e
più volte ed attentamente questo miracolo di partita, sicuri che
ad ogni volta con nuovo e maggior diletto avran ben donde ammirare il
Vincitor dei vincitori (così Kieseritzky chiama Anderssen) il
quale con tanto sapere seppe trar profitto da una mossa, diciamola pure
bella nel suo errore, fabbricando su questa di tutta sua immaginativa
un piano strategico, sovranamente regolare e composto, e ad un tempo il
più brillante, sicuro e spedito di quanti mai forse insino ad
ora vantar possa il nostro nobilissimo e scientifico intrattenimento.